Approdo
Se penso alla parola approdo la mia mente non può fare a meno di immaginarsi su una nave al largo, in mare aperto, con una vedetta che scruta l’orizzonte e poi finalmente grida: “Terra”. Eccola! Un posto sicuro dove approdare, caldo, accogliete. I piedi sulla sabbia, il mare sconfinato alle spalle, un luogo da esplorare e conoscere, dove vivere un’avventura ricca di emozioni. Eppure questa è solo una delle immagini possibili di approdi. Certo esistono approdi in terre lontane, figli di viaggi carichi di meraviglie, dove una persona ritrova se stessa o torna con gli occhi e il cuore carichi di meraviglia.
Esistono però anche approdi dettati della necessità, figli di viaggi non voluti, della fuga o della paura, dove gli approdi possono essere un’ancora di salvezza o totalmente destabilizzanti, perché l’accoglienza non è qualcosa di scontato. Ci sono approdi insicuri, sbagliati, luoghi in cui chi arriva non trova mai il suo posto, passaggi incerti, soste brevi durante un cammino più arduo.
Approdi che sembrano sicuri, ma non lo sono, perché ciò che speravamo o immaginavamo non corrisponde alla realtà dei fatti che ci troviamo davanti.
Ci sono approdi figli di viaggi interiori dove quello che si cerca non è un luogo, ma un modo nuovo di stare dentro se stessi e nelle relazioni. Arrivano nei momenti della vita in cui ci sentiamo smarriti, in cui quello che sembrava certo, sicuro, affidabile, in realtà non si è dimostrato tale, oppure perché abbiamo bisogno di giungere a nuove consapevolezze.
Ci sono approdi figli del tempo, del tempo adolescenziale, del cambiamento, della necessità di trovare una propria collocazione dentro se stessi e nel mondo, perché abbiamo bisogno di una nuova strada o perché non ci riconosciamo più in ciò che eravamo e non sappiamo bene chi stiamo diventando.
Ci sono approdi che non sono tali perché non vi sono partenze, perché le nostre paure, la mancanza di coraggio, il timore di affrontare o di giungere a nuove consapevolezze ci trattengono sulla riva e ci impediscono di esplorare luoghi lontani dentro e fuori da noi.
Ci sono approdi che sono luoghi, approdi che sono persone, approdi che sono parte di noi. Alcuni ci accolgono, altri ci costringono a ripartire. Alcuni ci fanno sentire finalmente arrivati, altri ci insegnano che arrivare non significa necessariamente poter restare.
Questo mese affronteremo proprio questo tema, così complesso e sfaccettato, senza la pretesa di esaurirlo, ma con la consapevolezza che il nostro è soltanto uno dei possibili sguardi. Perché la vita non ci consegna un approdo definitivo: ci conduce da una riva all’altra, e ogni terra raggiunta cambia il nostro modo di guardare quella successiva.
di Naida Maranzana per ALTRƎTRAME
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