Fuori dai margini
Quando infanzia e adolescenza escono dalla piega centrale
Superare il limite.
Trovarsi fuori dagli schemi.
Andare sopra le righe.
Espressioni che fanno pensare a un sistema geometrico, lineare, standard.
Tutto ciò che devia dalla regola è fuori dal sistema, relegato all’indefinito e al confuso. Ma a volte è bello infrangere le regole, serve a ristabilire l’ordine. Anche se prima si deve entrare un po’ nel caos.
Nell’albo L’onda di Suzy Lee, l’autrice infrange una regola non scritta e gioca con la piega centrale della rilegatura, disegnando volutamente al centro della doppia pagina:
La piega centrale del libro è come un limite psicologico. Dopo aver giocato con le onde per un po’, è tempo di una decisione: “Bagnarsi o non bagnarsi, questo è il problema!”. Anzi, direi che si tratta del momento di decidere di affrontare per la prima volta la paura del nuovo. Simili incontri con il sé e questa paura sono presenti in tutta la trilogia.
[La Trilogia del limite di Suzy Lee, Corraini, 2012, p.41]
Poiché i due spazi sono tutt’uno ma contemporaneamente separati, ho voluto che fosse chiara l’espressione dell’ “entrata” in un’altra dimensione. Perciò, la bambina che passa nello spazio di destra è visibile soltanto sulla pagina di sinistra, e non ancora sul lato opposto: le parti del corpo mancanti si trovano forse in quello spazio “nel mezzo”. Non dev’essere per niente facile, attraversare il confine per entrare nella dimensione dell’immaginazione.
[La Trilogia del limite di Suzy Lee, Corraini, 2012, p.43]
Passaggi, uscite ed entrate che assumono la forma di incontri con se stessi, che fanno paura e che non sempre si riescono a programmare. Il momento in cui si passa dall’altra parte spesso è un’azione istintiva e che difficilmente si riesce a controllare. Ecco dunque che più che un incontro avviene uno scontro con la nostra parte razionale. E, in questo passaggio, si rischia di perdere un pezzetto di se stessi?
Non è detto. Forse, al contrario, si riesce a ritrovare qualcosa di nostro e che avevamo perso qua e là. Proprio alla ricerca di sé andrà Nono, giovane protagonista del libro di David Grossmann “Ci sono bambini a zig zag” (1994), coinvolto in un finto rapimento che diventerà una vera scoperta delle proprie origini. Nono è un bambino, quasi ragazzo, che viene espulso da scuola una volta a settimana e che ogni tanto non riesce a trattenere la sua agitazione, perdendo il controllo, uscendo da sé. Non sta nelle righe, non ce la fa a rimanere nei margini e per questo viene spedito dallo zio pedagogo affinché lo raddrizzi. Nella forsennata ricerca di termini che definiscano e inquadrino coloro che non rientrano nella norma, che incasellino bambini e ragazzi “difficili” per aiutarci a posizionarli (farli stare fermi!), ci viene in aiuto Gabi, personaggio dall’estrema bontà e adulto di riferimento positivo accanto a Nono, che restituisce dignità a un mondo confuso che ha bisogno di essere visto:
“Forse non tutti sono adatti all’inquadramento della scuola! Ci sono persone rotonde, mia cara signora, ci sono bambini a forma, diciamo, di triangolo, perché no, e ci sono…” Gabi abbassava la voce, levava una mano per aria, come faceva la famosa attrice Lola Ciperola in Casa di Bambola, e sussurrava con una voce da far rabbrividire: “Ci sono bambini a zigzag!”.
Ci sono bambini a zigzag di David Grossmann (1994), traduzione di Sarah Kaminski ed Elena Loewenthal, ed. Mondadori (1996), p.100.

Andando a zig zag non si segue il percorso come gli altri, ma non è detto che non si riesca ad arrivare alla meta. Proprio come Max, protagonista di Nel paese dei mostri selvaggi di Maurice Sendak, bambino a zigzag anche lui, che in un’ iperbole di viaggio non segue certo una linearità, ma si lascia guidare da un’esplosione, la sua, uscendo veramente dai margini, anche del libro stesso. Qui, infatti, Sendak fa correre parallelamente illustrazione e parola, facendosi aiutare dalla cornice della pagina:
Se osservate il libro, le illustrazioni, proprio come la foresta, crescono sempre di più: pagina dopo pagina crescono fino a occupare tutta la doppia pagina della danza centrale. L’immagine illustrata, nei libri per bambini, è considerata la parte “per bambini”, mentre il testo scritto, è considerato la parte “per gli adulti”. Sendak rivoluziona anche questo. Decide che l’immagine è importante tanto quanto il testo, se non di più. Non tutto si può spiegare con le parole.
[Anna Castagnoli, Bologna Children’s Book Fair Il libro più misterioso del mondo, in DafDaf, 2015]
Ancor prima di arrivare alla ridda selvaggia e lasciare lo scettro alle illustrazioni, Sendak fa prendere sempre più spazio agli alberi che si creano nella camera di Max, a sottolineare la sua rabbia da mostro selvaggio, fino a farla espandere a piena pagina:



E poi ecco che anche qui a un certo punto la storia esce dalla piega centrale, sconfina nella pagina accanto e in maniera graduale arriva nel paese dei mostri selvaggi. Finisce la prima parte del viaggio e si compie il passaggio all’altra dimensione, quella del fantastico.

E alla fine si ritorna a casa, che sia con un vestito pieno di conchiglie, o senza più cappuccio o con guadagnati un nonno criminale e una nonna attrice di teatro. Cambiati un po’, forse più calmi, ma già pronti per una nuova tempesta.
a cura di Barbara Tirelli per ALTRƎTRAME
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