Somewhere over the rainbow: l'approdo come ritorno a casa
Appena dopo l’Odissea, ecco che troviamo un altro classico che ci accompagna in un lungo viaggio di ritorno verso casa. Da Itaca ci spostiamo nel Kansas, Dorothy impiega tutto il romanzo per cercare di riabbracciare gli zii e a nulla valgono gli scintillii della città di Oz. Lei vuole tornare indietro.
Nessun posto è come casa.
Che poi nel libro questa frase non c’è. There’s no place like home appartiene solo alla versione cinematografica de “Il meraviglioso mago di Oz”, scritto da Lyman Frank Baum nel 1900 e diretto da Victor Fleming nel 1939. Ma anche tra le pagine di Baum il motivo del viaggio di Dorothy è il ritorno a casa, attraverso una metafora potente di quello che significa ritrovare la strada: Dorothy, infatti, deve aspettare un po’ di più rispetto agli amici per avere esaudito il suo desiderio. Pare sia più facile ricevere cervello, cuore e coraggio piuttosto che ottenere un passaggio in mongolfiera, e per la piccola sembra mettersi male.
E invece.
Se solo sapessimo di avere in noi la strada per ritornare a casa, allora non avremmo bisogno di attraversare mille peripezie per arrivare al punto di partenza. Forse, però, non partiremmo mai, e non ci sarebbe nessun viaggio. Ma senza viaggio non ci sarebbe ritorno, e nessun posto sicuro al quale tornare, diversi da come eravamo l’ultima volta che siamo stati lì.
In fondo Dorothy e i suoi amici scoprono qual è il loro posto nel mondo proprio durante il tragitto, ben prima di approdare ad Oz.
Partiamo dunque, senza paura! Andiamo avanti, mossi dal desiderio di arrivare da qualche parte, oltre l’arcobaleno. E anche senza scarpette rosse (che nel libro sono di cristallo) o un magico sentiero dorato che appare davanti ai nostri occhi, potremo sempre tornare indietro. Dopo aver visto mille meraviglie e conosciuto nuovi amici, che porteremo sempre con noi.
Un ritorno che ha il sapore di una conquista, tanto più se pensiamo a un’altra cosa che differenzia il libro dal film: al contrario della versione cinematografica, infatti, nel libro il viaggio di Dorothy non è un sogno. È tutto vero.
Nessun contadino che assomiglia allo Spaventapasseri o all’Uomo di latta, nessun risveglio da una botta in testa e da un incubo che sa di residuo diurno. Dorothy non si è fermata mai, ha continuato sempre a camminare avanti lungo il sentiero. E alla fine le basteranno solo tre passi per tornare a casa.
A cura di Barbara Tirelli per ALTRƎTRAME
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